Il bivio - Manifesto Culturale

Prima di tutto mi sento di fare una doverosa premessa.

E' da tempo che mi si chiede di 'popolare' le pagine della sezione "Cultura" di CiBook, sezione della quale, peraltro, sono il responsabile.

Ed è da tempo che trovo difficoltà nel farlo.

Prova ne è la genesi lunga e laboriosa di questa nota.

Le motivazioni di questa latitanza sono molteplici e non facilmente riconducibili ad un solo aspetto.

Certo, a molti fra coloro che frequentano abitualmente il sito di CiBook, per non parlare di quelli che hanno aderito al progetto, sembrerà piuttosto strano e magari un po’ inquietante che il responsabile di una sezione che, in fin dei conti, rappresenta la struttura portante che anima l’idea di CiBook, si trovi in questa sorta di empasse ad iniziativa ormai avviata: qualcuno potrebbe anche suggerire che forse, considerata l’importanza attribuita all’aspetto culturale all’interno dell’associazione, sarebbe stato meglio chiarirsi le idee prima di iniziare l’avventura.

E ancora più paradossale potrà sembrare il fatto che le idee, contrariamente a quanto si potrebbe intuire, siano assolutamente chiare. 

E allora?

E allora è forse meglio partire proprio dalle idee.

E per fare questo inizierò dicendo che chi scrive è fermamente convinto che la Cultura[1] sia qualcosa di importante ma anche che, come accade per tutte le parole che designano questioni percepite come fondamentali quali sono ad esempio la Vita, la Morte, il Tempo, ma anche la Verità,il Bene, il Male o la Giustizia (chi si occupa di scienze e matematiche potrebbe suggerire magari parole come Numero, Infinito, etc.)[2], anche per la Cultura, checché se ne dica, non si possa che fermarsi a rifermenti che si richiamano ad un percepito[3] più che ad un qualcosa di circoscrivibile attraverso una purchessia definizione.

E sia. E’ evidente però che per quanto questo percepito non sia circoscrivibile da una definizione occorra comunque fare uno sforzo per fornirne per lo meno una descrizione perché altrimenti si rischia di non poter comunicare e allora … addio Cultura.

Proverò allora con una descrizione, partendo magari con il fornire la mia, che è poi quella che in qualche modo sto cercando di tramandare ai miei figli.

In quel pellegrinaggio alla ricerca di Senso con il quale mi piace descrivere la Vita, la Cultura può venire descritta come quel Valore che si ottiene attraverso un processo di continuo cambiamento e in continua evoluzione, fatto di Conoscenza e di Riflessione critica, indispensabile per compiere scelte Consapevoli e quindi, Veramente Libere[4].

Trattandosi della descrizione di un percepito è evidente che, come ho già detto, nella mia testa ci sia molto di più di quello che sento di riuscire ad esprimere con le parole: spero comunque, di aver reso l’idea.

E spero soprattutto che risulti evidente la relazione che percepisco tra Cultura, Vita  e Libertà, qualcosa che da un lato sembrerebbe evidente se si osserva l’atteggiamento che i poteri di ogni tempo hanno avuto nei confronti della Cultura[5], dall’altro si sposa bene con la descrizione di Libertà[6] che ho “evoluto” nel corso degli anni che espressa in “filosofese suonerebbe come la potenzialità che è data all’Essere di superare la propria contingenza, che sarebbe come dire che la Libertà risiederebbe nella facoltà dell’Uomo di poter superare l’uomo[7].

Qualcuno potrà chiedermi a questo punto cosa c’entri tutto questo con la il problema iniziale relativo alla difficoltà di popolare pagine o comunque trattare di temi culturali in CiBook.

Al che rispondo che la difficoltà è proprio in questa ricerca sul come coniugare questa visione descrittiva della Cultura con il cosa e con il come popolare le pagine che trattano temi culturali in CiBook.

E la domanda é: é possibile esprimere e mantenere questa visione descrittiva della Cultura attraverso, chessò io, il racconto di una lettura appena terminata, quello dell’esperienza dell’ascolto, dell’esecuzione o della lettura di un brano musicale, quello dell’espressione di una considerazione su un fatto di attualità, usando modalità espressive, strumenti e tecnologie senza che questi ricadano o vengano fatti ricadere in stereotipi come quelli di recensioni critiche o di blog?

Certo, la via più facile sarebbe invece proprio quella di affidarsi agli stereotipi. Ce n’è di che scegliere: proporre cultura come fatto di moda, come segno distintivo, cultura come puro processo di accumulazione di dati e informazioni, come immagine e come espressione ideologica. O magari, con un po' di demagogia che non guasta mai, seguire il filone del "demone" della facilità, che illude e delude nel suo proporre l'avvicinamento alla cultura come un "abbassamento" dei contenuti piuttosto che come un "innalzamento" dell'interlocutore. 

Potendo scegliere abbiamo invece scelto la strada forse più difficile ma quantomeno quella che pensiamo sia in grado di rappresentarci al meglio: una via che non cerca il consenso ma si affida alla percezione della buona fede che anima gli intenti, una via che sceglie la Cultura come Valore che si ottiene da un processo continuo che descrive e non prescrive, una via capace di assumere il peso della critica – purchè costruttiva - ma anche la responsabilità del giudizio, una via, in altre parole, che vuole recuperare la Cultura come strumento per aiutare la percezione del sensus dell’Uomo e della sua vita.

Si andrà per tentativi.

Come sempre, c'è chi apprezzerà queste idee e chi no: d'altra parte, dovendo scegliere chi scontentare, abbiamo perlomeno cercato di non scontentare noi stessi: è una questione di sola coerenza, non di presunzione. E la delicatezza del tema richiede proprio questo.

A chi si sentisse in qualche modo di poter collaborare a raffinare o ampliare i nostri tentativi di esprimere contenuti culturali alla luce di questa descrizione, diciamo che è il benvenuto.

A chi vuole fare della dietrologia che cerchi di trascendere comunque polemicamente i contenuti, ci piace ricordare la chiusura del “Così è (se vi pare)” di L. Pirandello:

Signora Frola:Che cosa? la verità: è solo questa: che io sono, sì, la figlia della signora Frola, - e la seconda moglie del signor Ponza; sì, e per me nessuna! nessuna!

Il Prefetto:Ah, no, per sé, lei, signora, sarà l'una o l'altra!

Signora Frola:Nossignori. - Per me, io sono colei che mi si crede!

Guarda, attraverso il velo, tutti, fieramente, e si ritira. Un silenzio.

Laudisi:Ecco, o signori, come parla la verità!

Volge attorno uno sguardo di sfida derisoria.

Siete contenti?

E se qualcuno ritenesse tutto ciò comunque non conforme, mi si perdoni la ri-citazione manzoniana, “credete che non s'è fatto apposta”.

Alessandro Poli

 

[1] L’uso del maiuscolo non è una scelta altezzosa ma solo un artificio per evidenziare la differenza tra la una definizione lessicale e la descrizione dello stesso termine come percepito.

[2] Cfr Nota 1.

[3] Frutto di quella capacità intuitiva che appartiene più al sentimento che alla ragione che B. Pascal chiamava “esprit de finesse” opponendolo a quell’ “esprit geometrie” che invertiva i termini del processo.

[4] Cfr Nota 1.

[5] Sapere è Potere diceva qualcuno.

[6] Altra parola che contrariamente a quello che si crede, è anch’essa più dominio del percepito che risolubile da una definizione.

[7] Cfr Nota 1.